Viaggio in Corsica 22/25 Aprile 2000 (Pasqua)
Dopo innumerevoli viaggi nella splendida Sardegna, approfittando del lungo ponte pasquale (4 gg), decido di organizzare qualcosa per la Corsica in pieno stile Motoclub Piega & Divora (non era ancora nato, ma nella mia testa si e da molto anche). Quindi mi metto al lavoro e butto giu’ un percorso di massima (che per la verita’ era molto impegnativo....), trovo facile accordo tra gli amici e inizio l’organizzazione: trovare un traghetto comodo come orari, e trovare un hotel a Bastia che unisca comodita’ con un prezzo onesto. Trovati ambedue online, passo alla fase esecutiva acquistando i biglietti (direttamente dal sito della Corsica Ferries) ed inviando l’anticipo per l’hotel (l’intero importo). Per la verita’ all’inizio dovevamo essere in 8, ma tra problemi familiari e le previsioni meteo non delle migliori, siamo rimasti solo in due: io con la Moto Guzzi 1000 SP del 1979 e Lorenzo con la Honda ST 1100 Pan European, due moto ideali per viaggiare anche se di epoche differenti. Arriva il giorno della partenza (Sabato 22 aprile): per raggiungere Livorno (porto di partenza), decidiamo di fare il percorso piu’ semplice e lineare ovvero Fabriano, Perugia, Siena, Empoli (dove ci spettava Emiliano ''Buell'' che ha pranzato assieme a noi) ed infine Livorno, appunto. Partiamo alle 7 ed arriviamo senza alcun problema alle 11.30 nella citta’ marinara dove decidiamo di fare un breve giro. Pranziamo in un locale in cui riesce a farci mangiare del buon pesce nel poco tempo disponibile (la partenza era prevista per le 14) ad un prezzo onesto. Facciamo il check-in sul molo (velocissimo mediante un sistema automatizzato con targhetta con codice a barre), ma il traghetto parte con un’ora di ritardo a causa del gran numero di passeggeri e mezzi da imbarcare. Il viaggio, come sempre sui traghetti, e’ monotono ed e’ allietato nell’ultima ora dalla splendida vista della costa che si avvicina lentamente e maestosa con sullo sfondo le montagne ancora innevate. Sbarchiamo alle 18.30 (con un accettabile ritardo di mezz’ora) e ci dirigiamo in hotel. Con piacere scopriamo che e’ di fronte al Palazzo di Giustizia con relativa sorveglianza da parte della Polizia, questo ci rasserena un po’ sul lasciare la moto nel parcheggio esterno dell’albergo. Dopo una doccia rinfrescante, ci avviamo a piedi per visitare la città’ e per cercare un locale dove rifocillare il nostro stomaco ormai da parecchio in riserva. Lo troviamo lungo il molo del porto vecchio, dove ci accontentiamo di una pizza (non delle migliori) e di una birra, ma soprattutto dell’ottima mousse al cioccolato. Terminata la cena ci dedichiamo al turismo piu’ puro.... la città’ e’ piena di vita dalle festosa place St. Nicolas al boulevard Paoli, dalle viuzze e le piazzette piu’ segrete che si arrampicano alla città’ alta, alla piazza del mercato. Ci sono anche un paio di chicche per gli appassionati d’arte: le splendide chiese barocche, da S.Giovanni Battista, affacciata sul porto, a quella di S.Croce nascosta tra le viuzze. L’indomani, partiamo in direzione Cape Corse (il famoso ''dito''): una 40ina di km di lunghezza, 15 di larghezza, e una infinita’ di piccoli villaggi, baie, marine. Da percorrere con calma, lungo le strade che si arrampicano e ridiscendono a seguire gli umori di una costa sempre diversa. La strada e’ tortuosa a tratti stretta ma mai impegnativa, le curve sono facilmente intuibili e non ci sono tornanti (il tutto senza alcuna protezione verso l’esterno, tranne qualche tratto con un muretto in pietra alto 20/30 cm!). Per passare al lato occidentale, bisogna valicare il Col de la Serra, da dove si gode un fantastico panorama. Da qui la strada scende velocemente e pericolosamente verso la costa che e’ molto piu’ scoscesa e frastagliata rispetto a quella orientale, ma comunque si viaggia ottimamente godendosi la vista sul mare in cui spesso si scoprono baie e calette sperdute con spiagge costituite dalla roccia basaltica frantumata di colore grigio scuro. Arriviamo a St.Florent, dove facciamo un pranzo frugale (ma non troppo) a base di salumi e formaggi locali con della buona birra e l’immancabile ottimo gelato. Ripartiamo in direzione Calvi e subito ci aspetta il Desert des Agriates, un’infinita distesa di sabbia, roccia e maquis (la macchia mediterranea), un panorama selvaggio per circa 30 km, ma la strada che lo attraversa e’ bellissima e ci concediamo qualche bella piega nei limiti della stazza della moto ovviamente. Arriviamo a Ile Rousse (la capitale ''inventata'' da Pasquale Paoli, un politico indipendentista, a fine settecento), da qui la strada diventa piu’ comoda, ma trafficata, successivamente arriviamo a Calvi, dove optiamo per una sosta turistica. Difatti la cittadina e’ ricca di storia in quanto capitale ''genovese'' con volto vacanziero, quello della marina, animata di locali, di negozi, di turisti e l’anima piu’ segreta della cittadella, dove andare a scovare niente di meno che i ruderi della casa natale di Cristoforo Colombo. Ci facciamo una lunga pausa sulla splendida marina rinfrescati da una buona birra. Ripartiamo per Porto, ma subito ci accorgiamo che la strada e’ veramente terribile. Sono 80 km di curve strettissime e con asfalto miserevole, senza alcuna protezione verso lo scosceso burrone che da’ sul mare e come se non bastasse percorso da pullman tedeschi che quando l’incroci, ti lasciano solo due possibilita’: schiantarsi sul loro muso o precipitare nel vuoto! A noi e’ successo un paio di volte e, per fortuna, il Santo protettore dei motociclisti, ce ne ha data sempre una terza, con il batticuore ed estorcendoci la promessa di non percorrerla mai piu’! Tra l’altro proprio in quel tratto, inizia a piovere e quando arriviamo a Porto, entriamo nel primo albergo che troviamo mettendo le moto in un improvvisato garage, e rifocillando l’animo e le membra con una bollente doccia. Nel frattempo fuori diluvia in maniera impressionante, facendoci temere per il corretto proseguo della vacanza. La pioggia ci costringe a mangiare in hotel, ma alla fine rimaniamo piacevolmente soddisfatti per la discreta cena a base di specialita’ locali, salumi e formaggi, bagnata con dell’onesto vino bianco. Approfittando di una pausa della pioggia, andiamo a fare una passeggiata, ma complice il buio e la mancanza di vita notturna, non rimaniamo particolarmente colpiti dalla citta’, e ci consoliamo con il solito ottimo gelato affogato con del buon cognac. Solo il mattino successivo, alla partenza, ci accorgiamo dello splendido spettacolo che offre la natura in quel luogo! Dei 1000 km di coste straordinarie dell’isola, questo e’ certo il tratto dove piu’ che altrove la Corsica rivela il suo volto di montagna sul mare. Da Galeria a Girolata, a quel piccolo paradiso che e’ la riserva naturale di Scandola, alle meraviglie di pietra del golfo di Porto con i Calanchi di Piana... Ma lasciamo la parola a un grande scrittore stregato dal fascino di questi luoghi, Guy de Maupassant: ''...Una foresta, una vera foresta di granito porporino. Picchi, colonne, campanili, straordinarie figure modellate dal tempo, dal vento divoratore, dall’aria salsa. Alte fino a trecento metri, sottili, ritorte, adunche, deformi, impreviste, fantastiche, quelle rocce meravigliose parevano alberi, piante, animali, monumenti, uomini, monaci in tonaca, diavoli cornuti, enormi uccelli: tutto un popolo mostruoso, un serraglio d’incubi pietrificati dalla volonta’ di qualche dio stravagante'' (Una vita, 1883). Dicono che i Calanchi visti dal mare, al tramonto, sia uno spettacolo imperdibile.... io non ho motivo di dubitarne e la prossima volta che ci ritorno, non me lo voglio perdere. Del resto la montagna ''vera'' e’ a solo 15 minuti di strada da qui. Ci siamo appena riavuti dall’emozione del golfo di Porto, ed e’ tempo di un’altra sorpresa: Sagone il golfo piu’ grande, immenso abbraccio di mare e infinite spiagge tra il maquis, valli di fiume quieti che si chiamano Sagone, Liamone, Liscia, Lava, e appena dietro il mare villaggi da c’era una volta. Ma il piu’ curioso e’ sul mare: Cargese, scampolo inaspettato di Grecia trasferito qui in Corsica, con due chiese, quella cattolica e quella ortodossa che si fronteggiano tra verde e fiori. Un panorama totale del Sagone, lo si puo’ avere dal belvedere di Cargese o dalla cappelletta arroccata sul colle di S.Bastiano. La strada scorre tortuosa ma veloce attraversando dei splendidi boschi, quando ad un tratto si apre una vista magnifica: il golfo di Ajaccio (i locali lo definiscono il piu’ bello del mondo), un centinaio di km di costa dolcissima, e la citta’ bianca morbidamente adagiata sul mare. Approdiamo al suo interno... Anche la capitale, come tutte le citta’ doc dell’isola, ha due volti. La citta’ vecchia raccolta alle spalle della cittadella, e’ un dedalo di viuzze dove giocare e ritrovare i souvenirs del Grande Corso, Napoleone: il fonte battesimale nella cattedrale del Rinascimento, la casa natale nella piccola deliziosa place Letizia. Ma l’Imperatore e’ una presenza costante anche nella citta’ ''nuova'', oltre alla place Foch, tra statue, cappelle imperiali e musei. Il piu’ famoso e’ quello intitolato allo zio di Napoleone, il cardinale Fesch, con una sezione di pittori italiani... Cosme’ Tura, Piero di Cosimo, Ghirlandaio, Botticelli, Tiziano. Mi hanno consigliato (la prossima volta che vi ritornero’), un’escursione ''letterario-naturalistica'' alle isole Sanguinarie, scampolo di porfido rossastro a sorvegliare il golfo, dove soggiorno’ a lungo lo scrittore Alphonse Daudet, il ''padre'' di Tartarino, autore delle Lettere dal mio mulino. Per uscire da Ajaccio imbocchiamo l’unica superstrada dell’isola che conduce all’aeroporto, ma per fortuna dura solo 12 km. Difatti la strada risale la costa e si addentra in una fitta foresta interrotta ogni tanto da piccole pianure attorno ai fiumi Taravo, Rizzanese, Baracci. Bellissima, invita a delle belle pieghe, ma la presenza di sporco (dovuto alla pioggia della notte) e di animali selvatici, ci convince a piu’ miti pretese turistiche. Arriviamo a Propriano, simpatica cittadina turistica dove decidiamo di consumare un buon pasto a base di pesce. Entriamo in un locale in riva al mare dove ne usciamo pieni e soddisfattissimi della scelta. Ripartiamo alla volta di Sartene, ''la citta’ piu’ corsa delle citta’ corse'', come la definiva Merimee. Nell’attraversarla ci accorgiamo della sua particolare bellezza, ma i km che dobbiamo percorrere per raggiungere Corte sono ancora tanti e per nulla comodi. Dalla cittadina imbocchiamo una strada fantastica, sia come conformazione che come asfalto, invitandoci a qualche bella piega, ma un gruppetto di ''smanettoni'' locali ci svernicia con delle supersportive mettendoci in riga! Dopo 20 km ci accorgiamo che la strada (pur bellissima) e’ sbagliata e stavamo andando in direzione Bonifacio. Sia pur a malincuore, ritorniamo indietro e imbocchiamo quella giusta direzione Aullene-Zicavo. La strada si perde in mezzo alle montagne, deserta e spettacolare allo stesso tempo, ma la sua tortuosita’ ed il fondo non dei migliori, ci invita alla prudenza. A Zicavo, apprendiamo che la strada del Col del Verde, e’ quasi impraticabile a causa della pioggia e vento della notte precedente, ma non essendoci valide alternative, decidiamo lo stesso di avventurarci. Ben presto ci accorgiamo che chi ci aveva dato l’informazione non si sbagliava affatto! La strada era piena di pietre cadute dalla parete rocciosa, rami che ostacolavano il passaggio e ciliegina sulla torta, una marea di pigne cadute dagli alberi ed ovviamente le buche dovute dall’asportazione dell’asfalto da parte dei fiumi d’acqua che attraversavano spesso e volentieri la strada. Eravamo i primi a passare, evidentemente, in quanto per ben una decina di volte, ci siamo dovuti fermare per spostare i rami caduti dagli alberi che ostacolavano il passaggio anche delle moto. E’ stata dura, ma ne e’ valsa la pena.... eravamo circondati da montagne innevate, ed il successivo Col de Sorba’ non era da meno con l’aggiunta di tornanti in discesa, senza alcuna protezione verso il vuoto sulla vallata. Devo dire che dopo l’apprensione ed il timore delle prime curve, per forza di cose ci si fa l’abitudine e si guida poi piu’ ''tranquilli''. Giungiamo a Vivario di cui non ricordo nulla di particolare a causa della fretta con cui e’ stata attraversata... Gia’ la fretta, perche’ si era fatto veramente tardi e mancavano ancora una trentina di Km per Corte, ma improvvisamente troviamo un alleato imprevisto: dopo tanti km di curve e cattiva strada, ci si apriva un percorso velocissimo e fantastico, una pista in pratica. Curvoni veloci, rettilinei mai eccessivamente lunghi ma soprattutto un asfalto eccezionale, ci ha consentito di raggiungere Corte in 20 minuti, facendo strisciare piu’ volte le pedaline del Guzzi e procurando la quasi foratura degli stivali del mio compagno di viaggio! E’ stato bellissimo e penso che valga da solo una visita in questa splendida isola. Giungiamo a Corte, dove abbiamo qualche difficolta’ a trovare sistemazione in hotel, quando una gentile gestrice di una tabaccheria, fa qualche telefonata e ci trova una camera in un discreto albergo in pieno centro. Lo raggiungiamo immediatamente e ci rilassiamo un po’, visto che la stanchezza era veramente tanta. Facciamo un giretto per la citta’ dove troviamo un simpatico ed affollato locale che ci serve un'ottima cena anche se non aveva nulla di speciale, e ci mettiamo a fare il solito giro turistico serale. Corte e’ una simpatica cittadina proprio nel bel mezzo dell’isola, chiusa tra le montagne, vera roccaforte su uno sperone di roccia a dominare le valli della Restonica e del Tavignano. Passeggiando sembra di fare un salto indietro nel tempo, la città’ alta: scalinate di ciottoli, case severe, la place Gaffori con la grande chiesa dell’Annunziata, la statua del generale che ha dato il nome alla piazza e la sua casa natale, la cui facciata ancora segnata dalle tracce delle pallottole sparate dai genovesi a meta’ Settecento, il palazzo nazionale, la casa di Joseph Bonaparte, il padre di Napoleone. A dominare il tutto la cittadella, prossima sede del museo della Corsica, votata anima e corpo alle tradizioni corse, che a Corte sono piu’ vive che mai. L’indomani complice uno stupendo sole, decidiamo di percorrere la valle della Restonica, una stupenda strada attraverso delle gole strettissime e praticamente deserta. Arriviamo fino alla sua fine a 1450 metri di quota, dove alle 10 del mattino ci sono 4 gradi e tutto il piazzale innevato. Facciamo diverse foto delle cime circostanti cui davano le sembianze di un piu’ nostrano panorama alpino, e ridiscendiamo velocemente verso Corte da cui riprendiamo la strada per Ponte Leccia (fantastica come quella della sera prima) per poi andare a Casamozza sempre per una bella anche se trafficata strada che costeggia il fiume Golo. Da Casamozza prendiamo la velocissima, ma monotona strada orientale che conduce a Bastia, ma siccome abbiamo ancora due ore di tempo per l’imbarco delle 14, decidiamo di fare una ''piccola'' deviazione verso l’interno in direzione Murato-Oletta. Mai una tale improvvisazione e’ stata cosi’ azzeccata, strada stretta ma bellissima, tra olivi, vigneti, laghetti e paludi, gole profonde. A Murato, ci fermiamo ad osservare una piccola, curiosa e misteriosa chiesa solitaria bianca di calcare e verde-azzurra di scisto, chiediamo e veniamo a sapere che si tratta della chiesa di S. Michele che la leggenda vuole costruita con le pietre di una moschea d’Oriente. Meravigliati ripartiamo e raggiungiamo di nuovo St. Florent. da cui riprendiamo la direzione Bastia ''tagliando'' il dito attraverso la stupenda e panoramicissima strada del Col de Teghime dalla cui sommita’, si ha una stupenda vista sia del golfo di St.Florent sia, dalla parte opposta, una splendida panoramica su Bastia e le paludi-saline di Entang de Biguglia. Giungiamo a Bastia attraverso una tortuosissima strada che ci fa godere dello stupendo panorama sulla citta’, del porto ed anche dell’Isola d’Elba che si erge dal piatto orizzonte marino. Ci imbarchiamo in orario e raggiungiamo il porto di Livorno alle 18, ma per problemi di un elevato traffico di traghetti, non ci fanno attraccare prima delle 19. Una volta a terra, prendiamo subito l’autostrada per Rosignano, poi un tratto di Aurelia fino a Cecina e di li' saliamo per la bellissima strada per Volterra, Colle val d’Elsa, Poggibonsi. Peccato che ormai si era fatto buio e non ci siamo potuti godere le splendide curve della zona. Da li’ proseguiamo per la stessa strada fatta all’andata e giugiamo ad Ancona attorno alle 23.30 dove decidiamo di farci un buon primo ed una pizza accompagnata da birra che abbiamo dedicato agli amici che non se la sono sentita di fare un viaggio con l’incertezza del meteo, ma che per loro sfortuna si dovranno accontentare soltanto di intuire le fantastiche sensazioni che abbiamo provato, leggendo un report come questo!
Scritto da Roberto "Roadrunner®'' Canali
con l'ausilio di Lorenzo "Wile E." Simonetti
Per vedere le foto del viaggio, clikka QUI
Percorso:
Giorno 22 aprile 2000, sabato
Ancona > Livorno km 400
Livorno > Batia (traghetto ) km 0
Giorno 23 aprile 2000, domenica di Pasqua
Bastia > Porto km 300
Giorno 24 aprile 2000, lunedi
Porto > Corte km 320
Giorno 25 aprile 2000, martedi
Corte > Bastia (con varie deviazioni) km 150
Bastia > Livorno (traghetto) km 0
Livorno > Ancona km 400
Chilometri Totali: 1570
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Informazioni utili per chi volesse intraprendere un viaggio similare:
Come in tutti i paesi esteri, la cucina per noi italiani non e' il massimo, quindi bisognera' ''accontentarsi'' della cucina locale che comunque riserva delle ottime sorprese, Le pietanze costano piu' o meno come in Italia, invece le bevande sono molto piu' care... In definitiva per un pasto sufficiente, si spendono almeno 35/40mila, ed il pesce costa all'incirca come tutto il resto.
Gli Hotel sono numerosi e decorosi noi abbiamo dormito sempre in 2 stelle (3 secondo la nostra classificazione), e la spesa si aggirava in tutti i casi, attorno ai 260/280 FF pari a 75/80mila per la camera doppia senza prima colazione. Ricordarsi che se li si vuole prenotare , vogliono come anticipo l'intero importo!
Noi abbiamo dormito in questi: Bastia> Hotel de la Paix - 1, bd Giraud - tel. 0033495310671; Porto> Hotel Vaita - tel. 0033495261037; Corte> Hotel de la Poste - 2, place Padoue - tel. 0033495462621
Se si possiede una moto con scarsa capacita' di serbatoio, rifornirsi spesso visto che non e' improbabile incontrare tratti di strada lunghi parecchie decine di km (specie all'interno) senza nemmeno un distributore di carburante.
Non occorre portarsi molto contante, in quanto quasi dappertutto accettano le carte di credito, e nelle citta', si puo' prelevare direttamente il contante in valuta locale dagli sportelli bancomat, sempre con le stesse.