Un posto speciale…
Una particolarità del “popolo a due ruote” è quello saper catalizzare simili esperienze anche in un solo week-end, piuttosto che in una allegra smotorata domenicale. In particolar modo quelli dalla “destra pigra”, sono
portati a saper apprezzare le opere più significative dell’umana abilità come parte integrante dei valori del nostro più intimo Way of life. Tant’è che, quando si visita un qualsivoglia luogo, tra le cose da vedere poniamo sempre, chi più e chi meno, alcuni tra i più begli
esempi dell’arte sacra. E allora eccoci a leggere di splendidi dipinti, di ardite architetture, sculture che paion vive…. Conosco un posto, lo dico senza arrossire, in cui mi piace tornare almeno una volta all’anno per fermarmi a volgere il pensiero un po’ più in alto del plexiglass del cupolino…!
Questo itinerario porta a scoprire, per chi non lo conosce, il Tempio della Fratellanza Universale di Cella di Varzi (PV). Lasciata Milano seguendo il corso del Naviglio Grande (volendo si esce dalla Tangenziale Est in direzione Trezzano s/Naviglio), si arriva a Gaggiano dove (per
gli interessati e i patiti dello “scatto”) una bella foto la si può fare alla vecchia chiesa parrocchiale sulla sponda opposta del canale rispetto alla strada che si stà percorrendo. Il consiglio è quello di arrivarci di prima mattina quando il sole le dona una luce tutta particolare.
Proseguendo il nostro cammino in direzione Rosate – Binasco – Pavia, ci si trova a passare dalla Certosa di Pavia. È del tutto inutile che vi stia a raccontare, dal basso del mio cesto da
picnic culturale, (non pretendendo, infatti, di avere tutto un bagaglio…) che cos’è o come è fatto uno dei più insigni monumenti dell’arte sacra italiana che attira orde di visitatori da tutte le parti.
Mi limito ad un paio di “click” e poi proseguo. La strada fin qui percorsa scorre placida tra campi e canali, invero un po’ dritta e noiosetta ma comunque rilassante per chi vive tutta una settimana nel traffico e nello smog, se non fosse per qualche “audace” che si
diverte a “saltare” i semafori, con l’unico risultato di vedersi spuntare una “simpatica” paletta rossa davanti al naso (nessuno ha mai detto che le forze dell’ordine non sappiano dove piazzarsi per fare “ricca messe”! La domenica poi, quando girano gli emuli di Doohan, Shumi e soci, non ne parliamo). Da Pavia si
segue, sulla tangenziale, il flusso dei gitanti in direzione Casteggio – Salice Terme – Varzi. Fin qui niente di speciale per i mototuristi lombardi. Quante volte avete fatto queste strade alla ricerca di vino, frutta, salumi e formaggi? Tante? È normale! Ma torniamo a noi. Dopo Casteggio la strada si fa più interessante dal
punto di vista del piacere di guida. Le dolci, placide curve delle colline dell’Oltrepò pavese, i suoi paesaggi rurali, le sue soste eno-gastronimche sono già stati descritti e “decantati” decine di volte, per cui non mi dilungo a parlarne. Quel che mi preme descrivervi è ormai a tiro.
Entrando in Varzi, invece di proseguire in direzione passo del Penice si supera il ponte sulla Staffora in direzione Fabbrica Curone. E qui ci sono due possibilità:
1) superato il ponte fate molta attenzione alla prima via sulla vostra sinistra, semi invisibile c’è
il cartello che indica Cella, questa strada è quella più godereccia per chi ama le strade di montagna tutte curve, strettoie, tornanti che si dipanano a pochi metri uno dall’altro. Si viaggia a mezza costa per una quindicina di chilometri e finalmente si raggiunge l’abitato di Cella, quasi in contemporanea con quelli che hanno seguito il percorso alternativo;
2) invece di girare a sinistra enduristi ed avventurosi hanno proceduto dritto, si fa per dire, per
circa nove chilometri fino al bivio con l’indicazione per Cella/Tempio della Fratellanza Universale, semi sepolto dagli alberi sulla vostra sinistra. Ho parlato di enduristi non perché ci sia chissà quale sterrato, no! La strada è asfaltata, ma le buche e gli avvallamenti che si
incontrano malissimo si accordano coi pneumatici stradali ed i cerchi in lega competition. Oltretutto il passaggio tra i boschi è perennemente umido e scivoloso, con improvvise rampe di una certa entità.
Ricongiunti i due gruppi è facilissimo trovare il Tempio, anche perché Cella di Varzi è poco più di una manciata di case sparse sulle due uniche vie del paese adagiate sul crinale del colle. E qui cominciano le sorprese.
Prima di tutto il panorama niente da invidiare a ben più rinomate e famose destinazioni. Poi senz’altro il silenzio ovattato e per certi versi mistico che ci accoglie. Dico solo viveteli, non vi parrà vero che esistano.
Ma eccoci sull’ultima rampa. Per accedere al sagrato della chiesa si passa sotto ad un arco ligneo che arriva da un tempio Shintoista giapponese distrutto da un terremoto (tanto per cambiare!) e qui piantato in segno di
fratellanza. Immediatamente prima di questo, sulla sinistra, c’è una specie di piramide tra la vegetazione: una delle pietre che la compongono proviene direttamente dalla Piramide di Cheope, con la stessa motivazione del precedente.
Se la curiosità vi solletica sappiate che siamo solo all’inizio! Passato l’arco si entra sul sagrato vero e proprio, dove, alla vostra destra, fa “bella” mostra di sé un dono americano: un missile intercontinentale
balistico (ovviamente disattivato!) a testata multipla nucleare mod. Polaris A3, di quelli lanciati dai sommergibili (sempre i soliti loro)!
La facciata della chiesa “espone” un’elica dei cari vecchi gloriosi C 119 Vagone Volante, uno dei battellini salvagente della corazzata italiana della IIa guerra mondiale
Roma, un’ancora della stessa nave ed un cannone da 76 mm. da torretta di sommergibile! Tutt’intorno, poi… Ed ora l’interno. L’altare è composto da frammenti di altari e di chiese distrutte in varie epoche, luoghi, nazioni durante le tante, troppe guerre che hanno
caratterizzato il nostro secolo ed anche il precedente:
a) al posto del crocifisso, sopra l’altare, c’è un paracadute che compì effettivamente
alcuni lanci durante la seconda guerra mondiale, nel deserto, con la Folgore;
b) il Fonte Battesimale è l’otturatore di uno dei cannoni da
360 mm. della corazzata italiana che bombardò i volontari di D’Annunzio durante la spedizione di Pola. A questo punto, però, vi vedo perplessi: ma come, una chiesa dedicata alla Fratellanza Universale che potrebbe fare concorrenza ad un arsenale dell’esercito? Per questo
direi che, adesso, si impone un po’ di storia del luogo. Il Tempio della Fratellanza Universale nasce ad opera dell’ex cappellano della Folgore che, rimasto ferito durante un combattimento ad El-Alamein e memore del dramma subito da tanti giovani di tutte le razze e nazioni con cui era entrato in contatto per motivi…“professionali” (non dimentichiamo che nel deserto si scontrarono: Italiani, Tedeschi,
Inglesi, Francesi, Australiani, Neozelandesi, Sudafricani, Americani, Indiani….), uscito dal convalescenziario venne “spedito” tra i monti dell’oltrepò pavese dove, nel silenzio di questi luoghi ebbe l’idea di un posto che raccontasse gli orrori delle guerre viste con gli occhi di chi fosse passato attraverso una
simile esperienza, per poterne lasciare traccia ai posteri. Il primo concreto aiuto viene dall’allora Nunzio Apostolico in Francia, Giovanni Roncalli (poi Papa Giovanni XXIII°), che riesce a far avere un pezzo dell’altare di una chiesetta distrutta durante lo sbarco in Normandia.
Poi vari enti ed associazioni di reduci contribuiscono a diffondere la fama di questo posto e le donazioni da parte di enti famosi e anonimi ex-soldati, prigionieri, invalidi e gente comune che voleva dare testimonianza donando un ricordo qualsiasi dei propri cari caduti, si
susseguono a ritmo sempre più veloce (cito a caso: museo della bomba di Hiroshima, museo di Pearl Harbor, il generale Vo Nguien Giap…) e questo, fatalmente, finisce per attirare le attenzioni di sconsiderati ladri che….
Non aggiungo altro, se non che il parroco è un ex motociclista e quindi se lo andate a trovare quattro chiacchiere ed una benedizione particolare non ve le negherà di certo. Anche se siamo fin quì sopravvissuti a pavé, semafori, incroci, automobilastri di ogni risma e
quoziente idiotivo, governi sanguisuga e quant’altro, non è detto che una mano in più, magari dall’Alto non serva….
Tra le altre cose da vedere all’interno ci sono il retro dell’altare e la balaustra per motivi che lascio a voi scoprire, inoltre la chiesa non racconta solo di guerre, e la navata destra è tutta dedicata alla vita. Fuori una visita con relative foto la meritano: l’altare
esterno e tutto intorno alla chiesa, un vero museo all’aperto di ricordi popolari. Ogni volta che ci porto qualcuno mi ritrovo a viaggiare, poi, coi “muti”. Il senso di sgomento che lascia questa visita è forte, lo ammetto, ma proprio questo è il significato di questo posto: crudele ma necessario! Dopo la visita si è
fatta ora di pranzo e nella zona ci sono tanti posticini che per un niente offrono il meglio della cucina locale che, in quanto zona di confine tra piacentino e pavese, lascio a voi immaginare… Io, personalmente, mi faccio una passeggiata fino al passo del Penice dove proprio in vista delle antenne, c’è una trattoria sulla
sinistra dove in tutta tranquillità potete godere dei piaceri della tavola e, in santa pace, ripensare a tutto quello che avete visto.
Ah, prima che dimentichi. Il periodo peggiore per farci un salto è quello del 25/04 o del 04/11. Perché? Provate voi ad uscire dalle Messe senza avere la pelle d’oca alta una spanna per le emozioni che suscita una Messa di suffragio in un
posto del genere!
Testo di